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Franco Angeli

Roma, 1935 - 1988

Biografia

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Giuseppe Angeli,  noto in arte come Franco Angeli, nasce a Roma, nel quartiere San Lorenzo,  il 14 maggio 1935, da una famiglia  del popolo di solida tradizione antifascista e socialista.

Angeli vive la sua infanzia e adolescenza, dopo San Lorenzo (dove assiste al terribile bombardamento del 19 luglio 1943), a Borgo Pio,  poi in Via Angelo Brunetti.

Nel caos della guerra interrompe le scuole elementari, e a causa della morte del padre e delle precarie condizioni di salute della madre inizia invece a lavorare, come facchino ai mercati, come garzone di barbiere e poi di lavanderia, e in seguito da un tappezziere per automobili e da un carrozziere.

Nel 1949 la morte della madre lo segna profondamente. Da questo momento si prende cura di lui il fratello maggiore Otello, sindacalista e poi segretario della sezione del Partito Comunista di Cinecittà.

Comincia a dedicarsi ai primi esperimenti artistici da autodidatta, tra il ’55 e il ’57.

Frequenta lo studio dello scultore Edgardo Mannucci, dove vede lavori di Burri che influenzano fortemente la prima fase della sua poetica, di natura astratto-informale e materica.

Angeli aderisce al Partito Comunista nella sezione di Campo Marzio, e nel 1955 conosce prima Tano Festa e poi Mario Schifano, con i quali stringe un rapporto di profonda e solida amicizia.  Li accomuna l’estrazione popolare e quindi un senso della realtà molto forte, la frequentazione degli stessi luoghi, e l’esigenza di andare oltre le esperienze informali.  Fanno parte a pieno titolo di quella che verrà definita “Scuola di Piazza del Popolo”. Ma Angeli subisce anche il fascino della scrittura e della parola poetica, e tra i suoi amici conta poeti di grande valore, quali Nanni Balestrini, Sandro Penna, Cesare Vivaldi.

Nel 1959 partecipa alla sua prima collettiva, alla Galleria La Salita di Roma, con Festa e Uncini.

Nel 1960, sempre alla Salita, tiene la sua prima personale, presentata da Cesare Vivaldi.

All’inizio degli anni ’60, la sua poetica si muove verso la figurazione:  icone e frammenti di simbologia storica e collettiva, simboli culturali e ideologici come croci, falci e martello o svastiche, che, decontestualizzati, acquisiscono un fortissimo potenziale critico.

Nascono le lupe capitoline, le aquile americane e romane, emblemi di potere la cui violenza di impatto è filtrata da una sorta di velo che immerge le immagini in una dimensione di misteriosa oscurità.

Queste immagini, in apparente consonanza con le trionfanti tendenze pop, consacrano Angeli sulla scena internazionale dell’arte,  dominate dalle iconografie del pop statunitense, nel frattempo esplose alla Biennale di Venezia del 1964, ma in realtà se ne distanziano profondamente.

Lo stesso Angeli partecipa alla Biennale del trionfo pop, presentato da Maurizio Calvesi, ma in una lettera autografa scrive: “sono in grado di affermare di non avere mai dipinto un quadro nello spirito della Pop Art”.

Gli anni 1968/70 sono per Angeli anni di grande impegno politico e ideologico, che si protrarrà per tutti gli anni ’70, durante i quali l’artista si batte anche contro la guerra del Vietnam, rappresentandone gli orrori.

All’inizio degli anni ’70 lavora anche direttamente con la fotografia, ricercando una resa oggettiva del reale fondata sull’ immediatezza narrativa, ricerca documentata anche dalla serie di fotogrammi ingranditi esposti, nel 1972, alla Galleria Sirio di Roma, nell’ambito della rassegna Film. Sempre nel ’72 fanno la loro comparsa, nell’universo figurale di Angeli, le immagini di aeroplani, obelischi, piramidi, piccoli paesaggi, che diventeranno motivi dominanti di questi anni.

A partire dal 1973 si fa strada una nuova visione più analitica, e il pittore si indirizza verso forme più geometriche, sempre più marcate da campiture regolari e contorni netti.

Dal 1975 si rafforza la scelta di una figurazione che sembra immergere gli oggetti in uno spazio metafisico, evidente nei lavori esposti alla X Quadriennale di Roma.
Nel 1975 conosce anche la giovane nobildonna romana Livia Massimo Lancellotti, che diviene sua compagna di vita e nel ’76 gli dà l’unica figlia, Maria.

Nel 1978 partecipa alla Biennale di Venezia curata da Achille Bonito Oliva, nella sezione L’iconosfera urbana, dove presenta anche un cortometraggio.

Negli anni ‘80 si va approfondendo la natura neo-metafisica della ricerca visiva di Angeli, mentre le sue opere svelano anche lo studio e l’influenza di Sironi, Scipione, Mafai.

Nel 1984 compare nei suoi lavori la figura di un pupazzo disarticolato, forse emblema dell’artista stesso, che come una marionetta è in balia dei fili imperscrutabili del destino.

Franco Angeli si spegne a Roma il 12 novembre 1988, all’età di 53 anni, in seguito a complicazioni dovute all’Hiv.

I suoi funerali si tengono presso la chiesa di Santa Maria del Popolo, che custodisce l’opera di Caravaggio La conversione di San Paolo, molto ammirata e amata da Angeli.