La Galleria d’Arte Marchetti nasce nel 1997 a Roma, in Via Margutta, con l’obiettivo di studiare a fondo il profilo identitario dell’arte contemporanea, e di proporne al pubblico le molteplici espressioni.

Le scelte programmatiche della galleria in quasi 25 anni di attività evidenziano un interesse sia per il  contemporaneo come ricerca linguistica e sperimentazione (con artisti come Asdrubali, Fiorelli, Magnoni, Notargiacomo, Pinelli, Radi, Salvatori, Spagnulo, Staccioli…), sia per il contemporaneo “storicizzato”, tanto nelle sue varianti aniconiche (di particolare interesse le mostre realizzate sugli artisti di Forma1, come Accardi, Sanfilippo, Perilli, Turcato, Dorazio, o su un maestro dell’informale europeo come Boille), quanto in quelle figurative, con maestri come De Chirico, Severini, Guttuso, Gentilini, E. Greco, Music, Pirandello o Maccari, forse il maggiore espressionista italiano (importante lesposizione tenutasi nel 2014 per il 25° anniversario della sua morte).

Si è andata via via approfondendo la ricerca sull’ambiente romano, con artisti come Mafai, Raphaël, Stradone, Monachesi, Ziveri, e soprattutto sulla “Scuola di Piazza del Popolo” degli anni ‘60 (Angeli, Festa Schifano, Lombardo, Mambor, Tacchi…).

Lo scopo principale della Galleria è dunque quello di porre in relazione in modo stimolante e vitale la storia del XX secolo, come insieme di idee e di atti creativi sedimentati nel tempo, e il presente dell’arte, la sua attualità più immediata, i suoi vari modi di essere “attuale”. Una ricerca della “modernità” e della sua essenza attraverso il lavoro di diverse generazioni di artisti, tutti a loro modo intenti a cercare di comprendere ed esprimere la complessità di ciò che potrebbe forse ancora chiamarsi “bellezza”.

Le scelte programmatiche della galleria in quasi 25 anni di attività evidenziano un interesse sia per il  contemporaneo come ricerca linguistica e sperimentazione (con artisti come Asdrubali, Fiorelli, Magnoni, Notargiacomo, Pinelli, Radi, Salvatori, Spagnulo, Staccioli…), sia per il contemporaneo “storicizzato”, tanto nelle sue varianti aniconiche (di particolare interesse le mostre realizzate sugli artisti di Forma1, come Accardi, Sanfilippo, Perilli, Turcato, Dorazio, o su un maestro dell’informale europeo come Boille), quanto in quelle figurative, con maestri come De Chirico, Severini, Guttuso, Gentilini, E. Greco, Music, Pirandello o Maccari, forse il maggiore espressionista italiano (importante lesposizione tenutasi nel 2014 per il 25° anniversario della sua morte).

Si è andata via via approfondendo la ricerca sull’ambiente romano, con artisti come Mafai, Raphaël, Stradone, Monachesi, Ziveri, e soprattutto sulla “Scuola di Piazza del Popolo” degli anni ‘60 (Angeli, Festa Schifano, Lombardo, Mambor, Tacchi…).

Lo scopo principale della Galleria è dunque quello di porre in relazione in modo stimolante e vitale la storia del XX secolo, come insieme di idee e di atti creativi sedimentati nel tempo, e il presente dell’arte, la sua attualità più immediata, i suoi vari modi di essere “attuale”. Una ricerca della “modernità” e della sua essenza attraverso il lavoro di diverse generazioni di artisti, tutti a loro modo intenti a cercare di comprendere ed esprimere la complessità di ciò che potrebbe forse ancora chiamarsi “bellezza”.

Le nostre Mostre

La prima mostra, tenutasi nel 1998 e dedicata a Gianni Asdrubali, rivela già, insieme ad altre due tenutesi lo stesso anno – le personali di Gianfranco Notargiacomo e di Pino Pinelli – una delle principali linee di orientamento della galleria: quella verso la dimensione aniconica dell’arte, l’astrattismo in tutte le sue varietà e sfumature. Questa si conferma pienamente l’anno successivo, il 1999, con l’inizio della collaborazione con Luigi Boille, uno dei maestri storici dell’informale europeo, vissuto a Parigi sin dal 1950, vicino all’Ecole de Paris e inserito dal grande critico Michel Tapié nel gruppo dell’Art Autre. La Galleria Marchetti è orgogliosa di avergli dedicato otto mostre personali: 1999,  2001,  2002  (Opere scelte anni ‘60),  2007 (Nel segno dell’infinito), 2009 (Fluttuazioni. Opere 1953-2009),  2012 (La pittura più pura possibile – Opere 1952-2012), 2013 (Segno e colore oltre il postmoderno, doppia personale, con Eliseo Sonnino), e la retrospettiva del 2015, subito dopo la sua scomparsa (“Per incontrare luoghi di luce”).

Essenziale e significativo è il percorso tracciato dalla Galleria Marchetti attraverso la parabola creativa di Luigi Boille: dalle opere dei primissimi anni ‘50 – in pieno periodo informale – fino a quelle dell’estrema fase espressiva, in progress fino agli ultimi giorni di vita del pittore.

Il nuovo millennio si apre con una mostra di Achille Perilli, altro artista ricorrente nell’attività espositiva della galleria Marchetti (l’ultima sua personale, tenutasi nel 2019, chiude la fase precedente la pandemia del 2020).

La personale dedicata a Perilli nell’anno 2000 inaugura l’interesse della galleria per gli artisti del gruppo di Forma1: oltre lo stesso Perilli, Accardi, Consagra, Dorazio, Sanfilippo, e soprattutto Giulio Turcato.

Il movimento di Forma1 (nato nel 1947) anticipò di poco il fenomeno milanese del MAC, e fu definito da Cesare Vivaldi “un atto di coraggio e una presa di coscienza”, nascendo dall’esigenza di creare un’arte attuale che inserisse l’arte italiana nel filone della grande corrente europea. Inizialmente le influenze comuni (Cézanne e Matisse, Picasso e Braque, Mondrian e Kandisnkij, il Futurismo, le avanguardie russe e il Bauhaus…) dettero ai lavori dei singoli membri del gruppo una fisionomia molto simile, ma successivamente le varie personalità ebbero sviluppi assai diversificati, presi in esame dalla galleria Marchetti nel corso degli anni.

Tale interesse si concretizzerà anche nella mostra A partire da Forma1Percorsi nell’astrattismo di Accardi Consagra Dorazio Perilli Sanfilippo Turcato, (2012), con un Omaggio a Giulio Turcato nel centenario della nascita (1912-2012), in collaborazione con l’Archivio dell’Opera di Giulio Turcato, del cui contributo documentario e scientifico la galleria si è più volte avvalsa. Ha potuto così contare anche sul prestito, da parte degli Eredi, di diversi interessanti inediti di questo artista, considerato uno dei più significativi interpreti dell’astrattismo pittorico in ambito internazionale, anche se il suo lavoro comprende affascinanti risvolti figurativi e straordinarie sortite nell’ambito della scultura e della scenografia: un personalissimo linguaggio ritmico e dinamico fondato sulla forma-colore.

La prima personale di Giulio Turcato presso la galleria Marchetti si tiene nel 2004, seguita da quelle del 2008,  2011, 2012 e 2021.

Sempre nel 2012 ha luogo un evento espositivo importante legato a un altro pittore di Forma1, Piero Dorazio: la sua personale Nel labirinto del colore-luce-Carte 1948-1998, con il relativo catalogo, è particolarmente significativa in quanto da diversi anni non venivano dedicate mostre personali al grande astrattista italiano scomparso nel 2005, né pubblicati cataloghi delle sue opere.

Una conferma dell’attenzione rivolta dalla Galleria Marchetti alle ricerche dell’astrattismo si ha anche nella mostra del 2013 Icone dell’invisibile. 21 volti dell’astrazione nell’arte italiana contemporanea. Opere dagli anni ’50 ad oggi, con lavori ascrivibili a un’astrazione di gesto, di segno o materia, o a un’astrazione di tipo geometrico. L’esposizione assume così un profilo insieme storico e di ricerca, focalizzando l’attenzione del pubblico su alcuni artisti del contesto italiano contemporaneo – all’epoca tutti viventi e operativi –  con percorsi riconducibili alla via articolata e multiforme all’astrazione, percorsi che mettono in evidenza il perdurare della vitalità di questo linguaggio artistico: da Carla Accardi a Nanni Balestrini, da Gianni Asdrubali a Gianfranco Notargiacomo, da Luigi Boille a Edoardo Landi, ad Achille Perilli, a Mauro Staccioli, ma anche interessanti figure emergenti, ad oggi ormai pienamente affermate, come Alberto di Fabio, Sidival Fila, Licia Galizia, Antonella Zazzera.

A questa mostra si collega, per certi aspetti, la collettiva Multidimensionale – Artisti oltre lo spazio euclideo dell’autunno 2020 (la prima dopo l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19), una collettiva di otto artisti da molto tempo presenti in galleria: Asdrubali, Boille, Fiorelli, Lombardo, Magnoni, Notargiacomo, Pinelli, Radi .Tutti artisti che – al di là delle differenze generazionali, tecniche e stilistiche –  hanno espresso nel loro lavoro un’idea di arte come tensione continua fra pensiero e realtà fisica, orientandosi verso la ricerca di un impatto sia percettivo che razionale sullo spettatore.

Una delle primissime mostre della galleria Marchetti, nel 1998, è dedicata a Sergio Lombardo – esponente di punta della cosiddetta “Scuola di Piazza del Popolo” – che tornerà ad esporre qui nelle personali del  2002 e 2005, e in numerose collettive, dove i suoi lavori figurano spesso accanto a quelli degli amici e colleghi Renato Mambor e Cesare Tacchi, anch’essi notissimi componenti del gruppo. Le opere in collezione e il programma espositivo della Galleria Marchetti rivelano un particolare interesse per quel movimento e per gli anni in cui si era affermato.

Tra gli anni ’50 e gli anni ’60, si incontrarono a Roma tanti artisti, che “seppero assorbire lo straordinario clima della città creando uno stile in bilico tra opera comportamento, tra materia e immagine, tra impegno e nichilismo” (Fabio Mauri). Abitualmente a loro si univano scrittori come Moravia, Pasolini, Flaiano, Parise, Emilio Villa…

L’immagine di una Roma chiusa in se stessa che si è talvolta diffusa è completamente falsa, come attesta per esempio la biografia di Franco Angeli, che accredita, attraverso i numerosi scambi epistolari pubblicati, la tesi di una città aperta sul palcoscenico del mondo, in un ruolo niente affatto subordinato a quello di New York. A Roma erano presenti anche molti artisti americani: Rauschenberg, Rothko, De Kooning, Kline, Twombly… Perché allora “l’America era a Roma”, come affermava il gallerista Plinio De Martiis, che con la sua Galleria La Tartaruga aveva dato uno straordinario impulso al nuovo clima artistico, e a cui la Galleria Marchetti ha dedicato un significativo omaggio. Nell’ottobre del 2014 viene infatti inaugurata in Galleria la “bellissima mostra Artisti italiani della Tartaruga – nel Decennale della scomparsa di Plinio De Martiis”, come viene definita nell’edizione 2021 della storica Guida di “Repubblica” dedicata a Roma e al Lazio: una mostra omaggio al grande gallerista romano, a dieci anni dalla sua morte, e alla sua mitica galleria (attiva a Roma dal 1954 al 1984), con opere (alcune del tutto inedite) di 31 fra i più prestigiosi artisti italiani che esposero alla Tartaruga tra gli anni ’50 e gli anni ’80: Franco Angeli, Ugo Attardi, Luigi Boille, Giuseppe Capogrossi, Antonio Corpora, Stefano Di Stasio, Piero Dorazio, Tano Festa, Lucio Fontana, Sergio Lombardo, Mino Maccari,  Mario Mafai,  Renato Mambor, Titina Maselli, Eliseo Mattiacci, Sante Monachesi, Marcello Muccini,  Gianfranco Notargiacomo, Gastone Novelli, Giovanni Omiccioli, Achille Perilli, Fausto Pirandello, Antonietta Raphaël, Mimmo Rotella, Giuseppe Santomaso, Mario Schifano, Antonio Scordia, Cesare Tacchi, Giulio Turcato, Antonio Vangelli, Emilio Vedova.

All’aurora degli anni ’60, scriveva il critico Cesare Vivaldi, “una nuova generazione di pittori romani sta impetuosamente venendo alla ribalta”: una  generazione artistica “di maturazione precoce e con caratteri più organici e compatti delle due precedenti”. Vivaldi faceva alcuni nomi, soffermandosi in particolare su quelli di Franco Angeli, Tano Festa e Mario Schifano: questi tre artisti – tutti all’epoca fortemente legati alla galleria di De Martiis – sono tra coloro che meglio caratterizzano la cosiddetta “scuola di Piazza del Popolo” (spesso fatta coincidere con la “Pop Art italiana”),  e che, pur avendo guardato con grande attenzione alle coeve esperienze d’oltreoceano, hanno sempre dimostrato una loro spiccata originalità per temi, posizioni ideologiche e abilità tecnica. A questi la galleria Marchetti ha dedicato particolare attenzione negli ultimi anni, con l’organizzazione di varie mostre personali e l’inserimento delle loro opere in collettive della galleria, contribuendo a compensare la mancanza di attenzione per lungo tempo riscontrata, da parte di certa critica, per un fenomeno  così complesso e importante come la Scuola di piazza del Popolo, spesso trascurata, rispetto ad altri movimenti (come l’Arte povera), più tardi e caratterizzati da elementi già presenti nella poetica di questi artisti.

Un posto non trascurabile, nella prassi collezionistica e nell’attività espositiva della Galleria Marchetti, è occupato dalla scultura. Del 2006 è la prima importante mostra di scultura, dedicata al raffinato e rigoroso astrattismo di Teodosio Magnoni, seguita, nel 2007, dalle personali di due grandi quanto diversi scultori, Carlo Lorenzetti, con le sue rarefazioni aeree e le sue vibrazioni luminose, e Giuseppe Spagnulo, con la forza primigenia e terragna delle sue strutture materiche, artisti che negli anni successivi mantengono una presenza costante in galleria.

Nel 2011 un’interessante parentesi è costituita dalla mostra personale dedicata a un grade outsider come lo scultore di origine lucana Giacinto Cerone, per il quale la scultura è il risultato di un’aspra contrapposizione di forze interiori: Giacinto Cerone. Coroplastica dell’inquietudine con diversi straordinari lavori in ceramica e alcune opere su carta inedite di grandi dimensioni, dove s’intrecciavano immaginazione visionaria e realistica violenza espressiva.

Nel  maggio 2016 la Galleria Marchetti allestisce una personale di uno dei maggiori scultori contemporanei, Mauro Staccioli: Mauro Staccioli -“Creare scultura significa esistere in un luogo”. L’esposizione – realizzata in collaborazione con L’Archivio Mauro Staccioli – presentava una decina di sculture, tra cui alcuni inediti – come la grande “mezzaluna” Senza titolo del 2004 – e una ventina di bellissime carte (acrilici e grafite su carta) di grandi dimensioni, a sottolineare l’importanza del disegno come premessa e insieme “luogo” autonomo e contiguo a quello della scultura. La mostra è stata l’ultima personale di Staccioli tenutasi in una galleria privata vivente l’artista (purtroppo scomparso il 1° gennaio 2018).

Le nostre Mostre

La prima mostra, tenutasi nel 1998 e dedicata a Gianni Asdrubali, rivela già, insieme ad altre due tenutesi lo stesso anno – le personali di Gianfranco Notargiacomo e di Pino Pinelli – una delle principali linee di orientamento della galleria: quella verso la dimensione aniconica dell’arte, l’astrattismo in tutte le sue varietà e sfumature. Questa si conferma pienamente l’anno successivo, il 1999, con l’inizio della collaborazione con Luigi Boille, uno dei maestri storici dell’informale europeo, vissuto a Parigi sin dal 1950, vicino all’Ecole de Paris e inserito dal grande critico Michel Tapié nel gruppo dell’Art Autre. La Galleria Marchetti è orgogliosa di avergli dedicato otto mostre personali: 1999,  2001,  2002  (Opere scelte anni ‘60),  2007 (Nel segno dell’infinito), 2009 (Fluttuazioni. Opere 1953-2009),  2012 (La pittura più pura possibile – Opere 1952-2012), 2013 (Segno e colore oltre il postmoderno, doppia personale, con Eliseo Sonnino), e la retrospettiva del 2015, subito dopo la sua scomparsa (“Per incontrare luoghi di luce”).

Essenziale e significativo è il percorso tracciato dalla Galleria Marchetti attraverso la parabola creativa di Luigi Boille: dalle opere dei primissimi anni ‘50 – in pieno periodo informale – fino a quelle dell’estrema fase espressiva, in progress fino agli ultimi giorni di vita del pittore.

Il nuovo millennio si apre con una mostra di Achille Perilli, altro artista ricorrente nell’attività espositiva della galleria Marchetti (l’ultima sua personale, tenutasi nel 2019, chiude la fase precedente la pandemia del 2020).

La personale dedicata a Perilli nell’anno 2000 inaugura l’interesse della galleria per gli artisti del gruppo di Forma1: oltre lo stesso Perilli, Accardi, Consagra, Dorazio, Sanfilippo, e soprattutto Giulio Turcato.

Il movimento di Forma1 (nato nel 1947) anticipò di poco il fenomeno milanese del MAC, e fu definito da Cesare Vivaldi “un atto di coraggio e una presa di coscienza”, nascendo dall’esigenza di creare un’arte attuale che inserisse l’arte italiana nel filone della grande corrente europea. Inizialmente le influenze comuni (Cézanne e Matisse, Picasso e Braque, Mondrian e Kandisnkij, il Futurismo, le avanguardie russe e il Bauhaus…) dettero ai lavori dei singoli membri del gruppo una fisionomia molto simile, ma successivamente le varie personalità ebbero sviluppi assai diversificati, presi in esame dalla galleria Marchetti nel corso degli anni.

Tale interesse si concretizzerà anche nella mostra A partire da Forma1Percorsi nell’astrattismo di Accardi Consagra Dorazio Perilli Sanfilippo Turcato, (2012), con un Omaggio a Giulio Turcato nel centenario della nascita (1912-2012), in collaborazione con l’Archivio dell’Opera di Giulio Turcato, del cui contributo documentario e scientifico la galleria si è più volte avvalsa. Ha potuto così contare anche sul prestito, da parte degli Eredi, di diversi interessanti inediti di questo artista, considerato uno dei più significativi interpreti dell’astrattismo pittorico in ambito internazionale, anche se il suo lavoro comprende affascinanti risvolti figurativi e straordinarie sortite nell’ambito della scultura e della scenografia: un personalissimo linguaggio ritmico e dinamico fondato sulla forma-colore.

La prima personale di Giulio Turcato presso la galleria Marchetti si tiene nel 2004, seguita da quelle del 2008,  2011, 2012 e 2021.

Sempre nel 2012 ha luogo un evento espositivo importante legato a un altro pittore di Forma1, Piero Dorazio: la sua personale Nel labirinto del colore-luce-Carte 1948-1998, con il relativo catalogo, è particolarmente significativa in quanto da diversi anni non venivano dedicate mostre personali al grande astrattista italiano scomparso nel 2005, né pubblicati cataloghi delle sue opere.

Una conferma dell’attenzione rivolta dalla Galleria Marchetti alle ricerche dell’astrattismo si ha anche nella mostra del 2013 Icone dell’invisibile. 21 volti dell’astrazione nell’arte italiana contemporanea. Opere dagli anni ’50 ad oggi, con lavori ascrivibili a un’astrazione di gesto, di segno o materia, o a un’astrazione di tipo geometrico. L’esposizione assume così un profilo insieme storico e di ricerca, focalizzando l’attenzione del pubblico su alcuni artisti del contesto italiano contemporaneo – all’epoca tutti viventi e operativi –  con percorsi riconducibili alla via articolata e multiforme all’astrazione, percorsi che mettono in evidenza il perdurare della vitalità di questo linguaggio artistico: da Carla Accardi a Nanni Balestrini, da Gianni Asdrubali a Gianfranco Notargiacomo, da Luigi Boille a Edoardo Landi, ad Achille Perilli, a Mauro Staccioli, ma anche interessanti figure emergenti, ad oggi ormai pienamente affermate, come Alberto di Fabio, Sidival Fila, Licia Galizia, Antonella Zazzera.

A questa mostra si collega, per certi aspetti, la collettiva Multidimensionale – Artisti oltre lo spazio euclideo dell’autunno 2020 (la prima dopo l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19), una collettiva di otto artisti da molto tempo presenti in galleria: Asdrubali, Boille, Fiorelli, Lombardo, Magnoni, Notargiacomo, Pinelli, Radi .Tutti artisti che – al di là delle differenze generazionali, tecniche e stilistiche –  hanno espresso nel loro lavoro un’idea di arte come tensione continua fra pensiero e realtà fisica, orientandosi verso la ricerca di un impatto sia percettivo che razionale sullo spettatore.

Una delle primissime mostre della galleria Marchetti, nel 1998, è dedicata a Sergio Lombardo – esponente di punta della cosiddetta “Scuola di Piazza del Popolo” – che tornerà ad esporre qui nelle personali del  2002 e 2005, e in numerose collettive, dove i suoi lavori figurano spesso accanto a quelli degli amici e colleghi Renato Mambor e Cesare Tacchi, anch’essi notissimi componenti del gruppo. Le opere in collezione e il programma espositivo della Galleria Marchetti rivelano un particolare interesse per quel movimento e per gli anni in cui si era affermato.

Tra gli anni ’50 e gli anni ’60, si incontrarono a Roma tanti artisti, che “seppero assorbire lo straordinario clima della città creando uno stile in bilico tra opera comportamento, tra materia e immagine, tra impegno e nichilismo” (Fabio Mauri). Abitualmente a loro si univano scrittori come Moravia, Pasolini, Flaiano, Parise, Emilio Villa…

L’immagine di una Roma chiusa in se stessa che si è talvolta diffusa è completamente falsa, come attesta per esempio la biografia di Franco Angeli, che accredita, attraverso i numerosi scambi epistolari pubblicati, la tesi di una città aperta sul palcoscenico del mondo, in un ruolo niente affatto subordinato a quello di New York. A Roma erano presenti anche molti artisti americani: Rauschenberg, Rothko, De Kooning, Kline, Twombly… Perché allora “l’America era a Roma”, come affermava il gallerista Plinio De Martiis, che con la sua Galleria La Tartaruga aveva dato uno straordinario impulso al nuovo clima artistico, e a cui la Galleria Marchetti ha dedicato un significativo omaggio. Nell’ottobre del 2014 viene infatti inaugurata in Galleria la “bellissima mostra Artisti italiani della Tartaruga – nel Decennale della scomparsa di Plinio De Martiis”, come viene definita nell’edizione 2021 della storica Guida di “Repubblica” dedicata a Roma e al Lazio: una mostra omaggio al grande gallerista romano, a dieci anni dalla sua morte, e alla sua mitica galleria (attiva a Roma dal 1954 al 1984), con opere (alcune del tutto inedite) di 31 fra i più prestigiosi artisti italiani che esposero alla Tartaruga tra gli anni ’50 e gli anni ’80: Franco Angeli, Ugo Attardi, Luigi Boille, Giuseppe Capogrossi, Antonio Corpora, Stefano Di Stasio, Piero Dorazio, Tano Festa, Lucio Fontana, Sergio Lombardo, Mino Maccari,  Mario Mafai,  Renato Mambor, Titina Maselli, Eliseo Mattiacci, Sante Monachesi, Marcello Muccini,  Gianfranco Notargiacomo, Gastone Novelli, Giovanni Omiccioli, Achille Perilli, Fausto Pirandello, Antonietta Raphaël, Mimmo Rotella, Giuseppe Santomaso, Mario Schifano, Antonio Scordia, Cesare Tacchi, Giulio Turcato, Antonio Vangelli, Emilio Vedova.

All’aurora degli anni ’60, scriveva il critico Cesare Vivaldi, “una nuova generazione di pittori romani sta impetuosamente venendo alla ribalta”: una  generazione artistica “di maturazione precoce e con caratteri più organici e compatti delle due precedenti”. Vivaldi faceva alcuni nomi, soffermandosi in particolare su quelli di Franco Angeli, Tano Festa e Mario Schifano: questi tre artisti – tutti all’epoca fortemente legati alla galleria di De Martiis – sono tra coloro che meglio caratterizzano la cosiddetta “scuola di Piazza del Popolo” (spesso fatta coincidere con la “Pop Art italiana”),  e che, pur avendo guardato con grande attenzione alle coeve esperienze d’oltreoceano, hanno sempre dimostrato una loro spiccata originalità per temi, posizioni ideologiche e abilità tecnica. A questi la galleria Marchetti ha dedicato particolare attenzione negli ultimi anni, con l’organizzazione di varie mostre personali e l’inserimento delle loro opere in collettive della galleria, contribuendo a compensare la mancanza di attenzione per lungo tempo riscontrata, da parte di certa critica, per un fenomeno  così complesso e importante come la Scuola di piazza del Popolo, spesso trascurata, rispetto ad altri movimenti (come l’Arte povera), più tardi e caratterizzati da elementi già presenti nella poetica di questi artisti.

Un posto non trascurabile, nella prassi collezionistica e nell’attività espositiva della Galleria Marchetti, è occupato dalla scultura. Del 2006 è la prima importante mostra di scultura, dedicata al raffinato e rigoroso astrattismo di Teodosio Magnoni, seguita, nel 2007, dalle personali di due grandi quanto diversi scultori, Carlo Lorenzetti, con le sue rarefazioni aeree e le sue vibrazioni luminose, e Giuseppe Spagnulo, con la forza primigenia e terragna delle sue strutture materiche, artisti che negli anni successivi mantengono una presenza costante in galleria.

Nel 2011 un’interessante parentesi è costituita dalla mostra personale dedicata a un grade outsider come lo scultore di origine lucana Giacinto Cerone, per il quale la scultura è il risultato di un’aspra contrapposizione di forze interiori: Giacinto Cerone. Coroplastica dell’inquietudine con diversi straordinari lavori in ceramica e alcune opere su carta inedite di grandi dimensioni, dove s’intrecciavano immaginazione visionaria e realistica violenza espressiva.

Nel  maggio 2016 la Galleria Marchetti allestisce una personale di uno dei maggiori scultori contemporanei, Mauro Staccioli: Mauro Staccioli -“Creare scultura significa esistere in un luogo”. L’esposizione – realizzata in collaborazione con L’Archivio Mauro Staccioli – presentava una decina di sculture, tra cui alcuni inediti – come la grande “mezzaluna” Senza titolo del 2004 – e una ventina di bellissime carte (acrilici e grafite su carta) di grandi dimensioni, a sottolineare l’importanza del disegno come premessa e insieme “luogo” autonomo e contiguo a quello della scultura. La mostra è stata l’ultima personale di Staccioli tenutasi in una galleria privata vivente l’artista (purtroppo scomparso il 1° gennaio 2018).

Manifestazioni fieristiche

La Galleria d’Arte Marchetti ha partecipato negli anni alle grandi manifestazioni fieristiche di arte contemporanea, quali ArteFiera a Bologna, MiArt a Milano e ArtVerona.

Ha più volte prestato opere della propria collezione a importanti esposizioni pubbliche, tra cui : Antonio Sanfilippo 1923-1980, a cura di Fabrizio D’Amico, Museo d’Arte Contemporanea di Trento e Rovereto, Palazzo delle Albere, Trento, 2001-2002 Achille Perilli – Die expressivität des Zeichen (L’espressività del segno), a cura di Klaus Wolbert, Institut Mathildenhöhe, Darmstadt, Germania, 2005; Italia Arabia – Artistic Convergences between Italy and Egypt, Lebanon, Syria and Iran, Chelsea Art Museum, Manhattan, New York City, 2008; Mimmo Rotella – Décollage e rétro d’affiches, a cura di Germano Celant, Palazzo Reale, Milano, 2014; Luigi Boille – Il segno infinito – Opere 1950-2015, retrospettiva a cura di Silvia Pegoraro, Galleria Civica d’Arte Contemporanea Armando Pizzinato, Pordenone, 2016; Il mito del Pop – Percorsi Italiani, a cura di Silvia Pegoraro, Galleria Civica d’Arte Contemporanea Armando Pizzinato, Pordenone, 2017; Luigi Boille – Luoghi di luce, scrittura del silenzio – Opere 1958-2015, a cura di Claudia Terenzi e Bruno Aller, Musei Civici di Villa Torlonia, Roma, 1919.

Manifestazioni fieristiche

La Galleria d’Arte Marchetti ha partecipato negli anni alle grandi manifestazioni fieristiche di arte contemporanea, quali ArteFiera a Bologna, MiArt a Milano e ArtVerona.

Ha più volte prestato opere della propria collezione a importanti esposizioni pubbliche, tra cui : Antonio Sanfilippo 1923-1980, a cura di Fabrizio D’Amico, Museo d’Arte Contemporanea di Trento e Rovereto, Palazzo delle Albere, Trento, 2001-2002 Achille Perilli – Die expressivität des Zeichen (L’espressività del segno), a cura di Klaus Wolbert, Institut Mathildenhöhe, Darmstadt, Germania, 2005; Italia Arabia – Artistic Convergences between Italy and Egypt, Lebanon, Syria and Iran, Chelsea Art Museum, Manhattan, New York City, 2008; Mimmo Rotella – Décollage e rétro d’affiches, a cura di Germano Celant, Palazzo Reale, Milano, 2014; Luigi Boille – Il segno infinito – Opere 1950-2015, retrospettiva a cura di Silvia Pegoraro, Galleria Civica d’Arte Contemporanea Armando Pizzinato, Pordenone, 2016; Il mito del Pop – Percorsi Italiani, a cura di Silvia Pegoraro, Galleria Civica d’Arte Contemporanea Armando Pizzinato, Pordenone, 2017; Luigi Boille – Luoghi di luce, scrittura del silenzio – Opere 1958-2015, a cura di Claudia Terenzi e Bruno Aller, Musei Civici di Villa Torlonia, Roma, 1919.

La Galleria ha concesso in comodato al ministero degli Affari Esteri, per la sua collezione di arte contemporanea al Palazzo della Farnesina di Roma (documentata dal catalogo Artisti italiani del XX secolo alla Farnesina, a cura di Maurizio Calvesi e Paolo Portoghesi, Roma, 2001), due grandi tele di Gianni Asdrubali (Zoide, 2000, acrilico su tela, cm 290×260) e di Gianfranco Notargiacomo (Allegoria, 2000, smalto su tela con lamiera, cm 250×370. Ha poi donato al MUSMA – Museo della Scultura Contemporanea Matera (collocato nel cinquecentesco Palazzo Pomarici, nei Sassi di Matera, sito del patrimonio UNESCO) un grande lavoro di Paolo Radi: Corporeo silenzio, del 2003 (legno, acrilico e perspex satinato, cm,. 200x325x90)

Gli apprezzati cataloghi d’arte della Galleria Marchetti sono pubblicati dalle Edizioni Grafiche Turato di Padova.

La Galleria ha concesso in comodato al ministero degli Affari Esteri, per la sua collezione di arte contemporanea al Palazzo della Farnesina di Roma (documentata dal catalogo Artisti italiani del XX secolo alla Farnesina, a cura di Maurizio Calvesi e Paolo Portoghesi, Roma, 2001), due grandi tele di Gianni Asdrubali (Zoide, 2000, acrilico su tela, cm 290×260) e di Gianfranco Notargiacomo (Allegoria, 2000, smalto su tela con lamiera, cm 250×370. Ha poi donato al MUSMA – Museo della Scultura Contemporanea Matera (collocato nel cinquecentesco Palazzo Pomarici, nei Sassi di Matera, sito del patrimonio UNESCO) un grande lavoro di Paolo Radi: Corporeo silenzio, del 2003 (legno, acrilico e perspex satinato, cm,. 200x325x90)

Gli apprezzati cataloghi d’arte della Galleria Marchetti sono pubblicati dalle Edizioni Grafiche Turato di Padova.

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