{"id":3919,"date":"2024-03-13T15:05:55","date_gmt":"2024-03-13T14:05:55","guid":{"rendered":"https:\/\/artemarchetti.it\/piero-dorazio-nel-labirinto-del-colore-luce-carte-1948-1998\/"},"modified":"2024-03-13T15:05:55","modified_gmt":"2024-03-13T14:05:55","slug":"piero-dorazio-nel-labirinto-del-colore-luce-carte-1948-1998","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/artemarchetti.it\/en\/piero-dorazio-nel-labirinto-del-colore-luce-carte-1948-1998\/","title":{"rendered":"PIERO DORAZIO &#8211; NEL LABIRINTO DEL COLORE-LUCE &#8211; Carte 1948-1998"},"content":{"rendered":"<p><div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 fusion-flex-container faded-background fusion-parallax-none nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling fusion-no-small-visibility fusion-no-medium-visibility lazyload\" 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18.30<\/strong><\/p><\/h2><\/div><div class=\"fusion-separator fusion-full-width-sep\" style=\"align-self: center;margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:5px;margin-bottom:5px;width:100%;\"><\/div><div class=\"fusion-title title fusion-title-2 fusion-sep-none fusion-title-text fusion-title-size-four\" style=\"--awb-margin-top-small:10px;--awb-margin-right-small:0px;--awb-margin-bottom-small:10px;--awb-margin-left-small:0px;\"><h4 class=\"fusion-title-heading title-heading-left\" style=\"margin:0;\"><p><strong>Gioved\u00ec 31 maggio 2012 alle ore 18.30 inaugura a Roma, presso la Galleria\u00a0 d\u2019arte Marchetti, la mostra\u00a0 <em>PIERO DORAZIO \u2013 NEL LABIRINTO DEL COLORE-LUCE\u00a0 &#8211;\u00a0 Carte 1948-1998 <\/em>(a cura di Silvia Pegoraro), che sar\u00e0 visitabile fino al 7 luglio . <\/strong><\/p>\n<p><strong>Si tratta di un evento importante, in quanto da diversi anni non venivano dedicate mostre personali al grande astrattista italiano scomparso nel 2005, n\u00e9 pubblicati cataloghi delle sue opere .<\/strong><\/p>\n<p><strong> In esposizione una ventina di lavori su carta che documentano il percorso di Dorazio dal 1948 al 1998.<\/strong><\/p>\n<p><strong> Catalogo Edizioni Grafiche Turato, con introduzione critica della curatrice e un testo di Dorazio del 1993 dedicato a via Margutta com\u2019era fino agli anni \u201960, in omaggio alla storica strada romana in cui ha oggi sede anche la Galleria Marchetti che ospita la mostra. <\/strong><\/p><\/h4><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling\" style=\"--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:10px;--awb-flex-wrap:wrap;\" ><div class=\"fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap\" style=\"max-width:calc( 1200px + 0px );margin-left: calc(-0px \/ 2 );margin-right: calc(-0px \/ 2 );\"><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column\" style=\"--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:0px;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:0px;--awb-width-medium:100%;--awb-spacing-right-medium:0px;--awb-spacing-left-medium:0px;--awb-width-small:100%;--awb-spacing-right-small:0px;--awb-spacing-left-small:0px;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column\"><div class=\"fusion-text fusion-text-1\" style=\"--awb-content-alignment:center;--awb-font-size:22px;--awb-line-height:1.5em;\"><p>Piero Dorazio credeva fermamente nella necessit\u00e0 di un intervento a tutto campo dell\u2019artista nella societ\u00e0, un intervento prima di tutto affidato all&#8217;opera d&#8217;arte, ma sempre affiancato dalla teoria. Una teoria che non ha fini esclusivamente formali, ma \u00e8 rivolta essenzialmente a\u00a0 tutelare la libert\u00e0 degli artisti da ogni condizionamento. <em>\u201cL\u2019impegno umano e politico non doveva interferire con quello creativo e artistico, che \u00e8 di altro ordine e di altra natura. L\u2019arte non pu\u00f2 essere distratta dal suo cammino, che \u00e8 naturalmente rivoluzionario, e diventare strumento di persuasione per fini politici<\/em>\u201d, scrive\u00a0 Dorazio nel \u201876, nel saggio introduttivo a una mostra di del gruppo \u201cForma 1\u201d, da lui co-fondato nel 1947 . Trasferitosi a New York\u00a0 nel 1953, aveva tenuto qui la sua prima personale, continuando per\u00f2 anche un intenso lavoro di\u00a0 divulgazione a favore\u00a0 dell&#8217;arte italiana e frequentando i pi\u00f9 importanti pittori astratti americani.<\/p>\n<p>La personalit\u00e0 artistica del pittore romano si rivela un perfetto connubio di dati scientifici, psicologici e poetici, che caratterizza tutta la sua opera: la capacit\u00e0\u00a0 di conciliare in essa i valori strutturali e i valori percettivi-emotivi del colore. Ci\u00f2 che si avverte in Dorazio \u00e8 infatti un senso di ricerca indefessa, di attenzione infinita, di acutissima tensione emozionale e di dedizione assoluta nei confronti di quell\u2019entit\u00e0 assolutamente evidente, eppure irriducibilmente enigmatica, che \u00e8 il colore . Ecco allora la sottile ambiguit\u00e0 del segno pittorico, sospeso tra la dissoluzione della geometria e la costruzione di delicatissime geometrie, criptiche, sommerse da fitte o diafane tessiture di linee e colori. Linee che fra l\u2019altro, in quanto indici e vettori della materializzazione cromatica di energie spaziali invisibili, rimandano spesso alle tese e dinamiche linee-forza del Futurismo, puntate verso l\u2019infinito. Quel Futurismo che Dorazio studia ed apprezza nell\u2019immediato dopoguerra, comprendendone appieno l\u2019importanza e il valore storico ed estetico, in anni in cui esso era assolutamente rimosso, e ricordarlo era quanto di pi\u00f9 politicamente scorretto si potesse fare.<\/p>\n<p>Il suo precoce interesse per quel grande movimento d\u2019avanguardia \u00e8 testimoniato da una serie di articoli scritti nel \u201948 per \u201cIl Giornale della sera\u201d di Roma, che raccontano anche dei suoi soggiorni a Parigi e in Europa, dei suoi incontri con artisti come Braque, Matisse, Mir\u00f2, e dell\u2019importanza che questi hanno avuto nella sua formazione. Il lavoro che apre il percorso di questa mostra \u00e8 proprio un acquerello e tecnica mista del 1948:\u00a0 vi si riconoscono le delicate semplificazioni formali dell\u2019ultimo Matisse, in particolare di alcune figure del libro <em>Jazz, <\/em>uscito l\u2019anno prima, che certo Dorazio doveva amare; ma i residui iconici vanno rapidamente dissolvendosi, verso le nervose campiture astratte di Alberto Magnelli, o soprattutto, forse, per il predominare di linee curve e \u201corganiche\u201d, verso l\u2019astrattismo \u201cbiomorfo\u201d di Jean Arp . Proprio da lui forse viene a Dorazio la spinta decisiva verso il linguaggio astratto: dall\u2019ambiguit\u00e0 e dalla plurivalenza delle sue forme, che appaiono coinvolte in un ciclo di eterna trasformazione, in cui legge e caso vanno a\u00a0 confondersi.<\/p>\n<p>La tempera-collage del \u201855\u00a0 segna l\u2019inizio di un decennio magico per\u00a0 la pittura di Dorazio, che passa via via dalla costruzione spaziale rigorosamente geometrica &#8211;\u00a0 che qui ancora vediamo &#8211;\u00a0 alla predominanza della <em>texture <\/em>cromatica, che caratterizzer\u00e0 il suo lavoro sino alla fine, sia pure secondo diverse modalit\u00e0 e configurazioni. Il 1955 \u00e8 significativamente l\u2019anno della mostra tenuta con Perilli alla Galleria delle Carrozze di Roma, non per nulla intitolata <em>Colore come struttura. <\/em>In questo lavoro, la netta e semplice scansione geometrica \u2013 che pu\u00f2 ricordare quella di astrattisti come Reggiani e Radice \u2013 si unisce per\u00f2 ad una sensibilit\u00e0 cromatica quasi tattile, che denuncia come a quest\u2019epoca Dorazio abbia gi\u00e0 iniziato, parallelamente, a trattare le superfici come un tessuto inquieto di segni-colore. Lo vediamo all\u2019opera, in questo senso, in una carta splendida bench\u00e9 piuttosto anomala del \u201957, anno della prima mostra personale italiana, presso la Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, a Roma: qui il bianco torna direttamente protagonista, in un dialogo serrato quanto mosso e dinamico, insolitamente \u201cdestrutturato\u201d, con filacciose pennellate nere e freschissimi \u201cgraffi\u201d e tocchi cromatici, non lontani da certe \u201cscritture\u201d pittoriche di Twombly, che oltre a frequentare la \u201cFondazione Origine\u201d (di cui lo stesso Dorazio fece parte per qualche anno), era anche un artista della Tartaruga, dove tenne la sua prima personale europea l\u2019anno dopo quella di Dorazio (1958). Proprio nel 1958 Dorazio dipinge una serie di quadri monocromi, sulle dominanti nero-grigio-blu, in cui la struttura grafica si identifica con l&#8217;applicazione del colore a tratti, prima paralleli, poi convergenti e incrociati.<\/p>\n<p>Una sostanziale monocromia impostata su questi toni spenti \u00e8 anche quella dei \u201creticoli\u201d del \u201958 e \u201959 qui presentati: Dorazio sviluppa l&#8217;esperienza dei \u201creticoli\u201d fino al \u201962, organizzando la materia cromatica in un tessuto fittissimo e complesso di linee rette incrociate, che svolge sulla superf\u00eccie un ruolo fondamentale di modulazione e filtro della luce. A partire dal 1962-63 i valori cromatici si accendono, e Dorazio studia vere e proprie partiture di scale cromatiche, atte a far scaturire una luminosit\u00e0 sempre pi\u00f9 intensa dalle modulazioni tonali, cos\u00ec come dimostrano gli affascinanti pastelli su cartoncino del 1962. Lo spazio va assumendo sempre di pi\u00f9 la fisionomia di un campo di forze luminose: le linee dei \u201creticoli\u201d vanno allargandosi in grandi bande splendenti, che creano un forte effetto di risonanza cromatica.<\/p>\n<p>Dalla fine degli anni &#8217;70 il tessuto cromatico si satura di finissimi tracciati di segno-colore ad andamento orizzontale o verticale (come nelle tempere su cartoncino del 1982), sino a prendere invece, negli anni \u201990, la via opposta: quella dell\u2019alleggerimento, della rarefazione, che porta a far fluttuare delicati filamenti di <em>linee-colore <\/em>in limpide e brillanti campiture monocrome, come nella tempera su cartoncino del \u201998, a fondo rosso, l\u2019ultima opera di questo percorso espositivo.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza del colore in Dorazio ci appare come esperienza del colore in tutte le sue possibilit\u00e0: l&#8217;esperienza di uno spazio continuo in cui i singoli colori ci appaiono integrati in una struttura relazionale retta da una regola fondamentale, che potremmo definire \u201cesperienza della transizione dei colori\u201d. Lo spazio cromatico si svela come\u00a0 percorso percettivo in cui ogni tonalit\u00e0 <em>trans-colora<\/em> in un&#8217;altra, secondo una gradazione continua e perpetua, scandita per\u00f2 da un ritmo interno, che si \u201cimpenna\u201d in quelli che potremmo chiamare punti di massima cromaticit\u00e0 (il giallo, il rosso, il blu puri).<\/p>\n<p>In questo senso per Dorazio pu\u00f2 essere stata determinante la conoscenza del lavoro di Hans Richter, che aveva conosciuto negli Stati Uniti e che nel 1954 aveva visitato e apprezzato la sua seconda personale americana, alla Galleria Rose Fried, per poi andarlo a incontrare nel suo studio di\u00a0 Roma nel \u201957, stringendo cos\u00ec un\u2019amicizia che sarebbe durata per sempre. Gi\u00e0 nel 1921 Hans Richter aveva realizzato il film astratto <em>Rythmus 21 <\/em>: una sequenza ritmica di figure astratte, pure e regolari che interagiscono seguendo solo un ritmo visuale (senza musica di accompagnamento) e si compongono in variazioni sullo stesso tema, nel tentativo di ricreare l\u2019esperienza spaziale tramite un mezzo bidimensionale.<\/p>\n<p>Ritmi e\u00a0 assonanze che portano anche Dorazio a modulare il segno-colore in modo da ottenere <em>sinfonie <\/em>di luce di eccezionale intensit\u00e0 e respiro: quello che Ungaretti, nell\u2019entusiasmo espressionista del saggio critico per l\u2019amico pittore (<em>Un intenso splendore<\/em>, nel cat. della mostra <em>Piero Dorazio,<\/em> Im Erker Galerie, Saint Gallen (CH), 1966) tratteggia come un vero \u00a0e proprio inno all\u2019incandescenza del colore-luce, all\u2019intrecciarsi dei colori in un radioso labirinto:<\/p>\n<p><em>\u201cIn quei suoi tessuti o meglio membrane, di pittura uniforme quasi monocroma e pure intrecciata di fili diversi di colore, di raggi di colore, s\u2019aprono, dentro i fitti favi gli alveoli custodi di pupille pregne di luce, armati di pungiglioni di luce. La luce \u00e8 infatti in Dorazio, e sar\u00e0 come realt\u00e0 di pittura per merito di Dorazio, anche concentrazione e fissazione su un punto di luce riaffiorato da abissi, iterato all\u2019infinito\u2026 \u201c<\/em><\/p>\n<\/div><div class=\"fusion-separator fusion-full-width-sep\" style=\"align-self: center;margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:15px;margin-bottom:15px;width:100%;\"><\/div><div class=\"fusion-title title fusion-title-3 fusion-sep-none fusion-title-center fusion-title-text fusion-title-size-four\" style=\"--awb-margin-top-small:10px;--awb-margin-right-small:0px;--awb-margin-bottom-small:10px;--awb-margin-left-small:0px;\"><h4 class=\"fusion-title-heading title-heading-center\" style=\"margin:0;\">NOTA BIOGRAFICA<\/h4><\/div><div class=\"fusion-text fusion-text-2\"><p>Piero Dorazio nasce a Roma il 29 giugno 1927. Durante il liceo classico frequenta lo studio del pittore Aldo Bandinelli (padre del suo compagno di scuola Angiolo Bandinelli), artista legato a &#8220;Valori Plastici&#8221;. Il suo debutto come pittore risale al 1942-1943, con piccole nature morte e paesaggi della campagna romana. Dopo la maturit\u00e0 classica si iscrive alla facolt\u00e0 di architettura, che frequenta per quattro anni.<\/p>\n<p>Nel 1947 fonda &#8211; con Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato &#8211;\u00a0 il movimento \u201cForma 1\u201d<em>, <\/em>in aperta opposizione al realismo socialista, all&#8217;espressionismo, agli emuli della scuola romana, al provincialismo della cultura italiana e alle intrusioni della politica nella creazione artistica. Dorazio incomincia cos\u00ec una fervida attivit\u00e0 divulgativa nei confronti dell&#8217;arte astratta attraverso l&#8217;energico lavoro di redazione nella rivista del gruppo, la collaborazione ad alcuni quotidiani e la partecipazione a convegni, conferenze e dibattiti sia in Italia che all&#8217;estero.<\/p>\n<p>Nel 1947 vince anche una borsa di studio dell\u2019Ecole Nationale Sup\u00e9rieure des Beaux Arts di Parigi, che gli permette di risiedere per un anno nella capitale francese: fondamentali saranno la conoscenza diretta dell&#8217;impressionismo e del cubismo, e i suoi incontri con Matisse, Magnelli, Braque, Le\u00a0 Corbusier\u2026.<\/p>\n<p>Nel 1950, sempre con Perilli e Guerrini, Dorazio apre in via del Babuino a Roma la libreria-galleria d\u2019avanguardia\u00a0 \u201cL\u2019Age d\u2019Or\u201d, che nel 1951 si fonder\u00e0 con il gruppo \u201cOrigine\u201d (Mario Ballocco, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Ettore Colla), dando vita alla \u201cFondazione Origine\u201d.<\/p>\n<p>Nel 1952 Dorazio partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia: vi torner\u00e0 nelle edizioni del 1956, 1958, 1960 (con una sala personale presentata da Lionello Venturi), 1964, 1966 (sala personale), 1968 e 1988 (sala personale dedicata alla memoria di Giuseppe Ungaretti).<\/p>\n<p>Nel giugno del \u201953 parte per gli Stati Uniti, invitato a partecipare allo Harvard International Summer Seminar (Harvard University, Cambridge). Si stabilisce a New York, dove entra in contatto con\u00a0 le pi\u00f9 importanti personalit\u00e0 del mondo dell\u2019arte e della cultura: Leo Castelli, Marcel Duchamp, Mark Rothko, Barnett Newman,Willem de Kooning, Jackson Pollock, il celebre critico d\u2019arte Clement Greenberg\u2026 Nel frattempo approfondisce lo studio degli scritti di Kandinskij, che influenzeranno alcuni aspetti della sua pittura. Sempre nel \u201953 tiene la prima mostra personale a New York, presso la Wittenborn One-Wall Gallery.<\/p>\n<p>Rientrato in Italia nel 1954, si stabilisce a Roma e pubblica <em>La fantasia dell&#8217;arte nella vita moderna, <\/em>il primo libro apparso sulla storia dell&#8217;arte del dopoguerra. L\u2019anno successivo soggiorna a Berlino, in occasione della sua partecipazione alla mostra <em>Junge Europ\u00e4ische<\/em> <em>Malerei.<\/em> Nel 1959 partecipa a <em>Documenta II <\/em>di Kassel. Nel 1960 la Pennsylvania University di Philadelphia lo invita a organizzare il Dipartimento di Belle Arti, del quale sar\u00e0 nominato direttore e dove insegner\u00e0 per circa un decennio, un semestre l\u2019anno, tenendo per\u00f2 studio a New York.<\/p>\n<p>Sempre nel \u201960\u00a0 viene invitato a Zurigo da Max Bill alla mostra <em>Konkrete Kunst:<\/em> <em>50 Jahre, <\/em>e da Udo Kultermann a <em>Monochrome Malerei, <\/em>al Museo di Leverkusen. L\u2019anno successivo,\u00a0 in occasione della sua retrospettiva al Kunstverein di D\u00fcsseldorf, viene invitato a far parte del gruppo &#8220;Zero&#8221;. Riceve a Parigi il Prix Kandinsky e il primo Premio della Biennale des Jeunes.<\/p>\n<p>Sue personali hanno luogo nel 1963 al Museo de Arte Moderno di San Paolo del Brasile e nel 1965 alla Marlborough Gallery di New York. Qui partecipa, sempre nel \u201965,\u00a0 anche alla grande e celebre rassegna <em>The Responsive Eye, <\/em>al Museum of Modern Art. Lo stesso anno vince il Premio Lissone.<\/p>\n<p>Nel 1966 espone alla Galerie Im Erker, a Saint Gallen (Svizzera): per l\u2019occasione Giuseppe Ungaretti scrive un saggio sulla sua pittura come presentazione in catalogo. Nasce subito il progetto della cartella <em>La Luce<\/em>: 13 litografie a colori di Dorazio con venti poesie autografe di Ungaretti (Erker Presse, 1971).<\/p>\n<p>Nel 1972 realizza per la Scala di Milano le scenografie e i costumi del balletto <em>La notte trasfigurata, <\/em>su musica di Arnold Sch\u00f6nberg (<em>Verkl\u00e4rte Nacht<\/em>). <strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1974 lascia Roma e si stabilisce definitivamente in Umbria, a Canonica, frazione di Todi, in un antico convento camaldolese, di cui riadatta la chiesa come studio, continuando per\u00f2 a partecipare a numerose e importanti collettive<\/p>\n<p>Nel 1984 inizia a scrivere regolarmente sulla pagina dell&#8217;arte del \u201cCorriere della Sera\u201d.<\/p>\n<p>Tra il 1985 e il 1986 fa due viaggi in Giappone, dove espone alla Seibu Gallery e alla Face Gallery\u00a0 di Tokyo. Nel 1986 riceve dal Presidente della Repubblica il premio dell&#8217;Accademia Nazionale di San Luca. Fra il 1993 e il 1996 dirige la realizzazione di cinquanta grandi mosaici di artisti nazionali e internazionali nella metropolitana di Roma <em>(Arte-Metro-Roma), <\/em>e progetta uno dei tre mosaici della stazione Colosseo .<\/p>\n<p>Nel 2002, in occasione del 75\u00b0 compleanno dell\u2019artista, viene pubblicata la monografia, curata da Annette Papenberg-Weber, <em>Piero Dorazio. Die k\u00fcnstlerische Formierung bis 1959 <\/em>presso l&#8217;editore Schwabe di BasileaIl 2004 vede l\u2019ultima grande esposizione realizzata vivente l\u2019artista : la retrospettiva alla Pinacoteca Casa Rusca di Locarno, in Svizzera.<\/p>\n<p>Piero Dorazio si spegne a Todi il 17 maggio 2005.<\/p>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background faded-background fusion-parallax-none nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling fusion-no-small-visibility fusion-no-medium-visibility lazyload\" style=\"--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-background-size:cover;--awb-flex-wrap:wrap;\" data-bg=\"https:\/\/artemarchetti.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/single-blog-post-feat-5.jpg\" ><div class=\"fullwidth-faded lazyload\" style=\"--awb-background-color:#ffffff;--awb-background-size:cover;\" data-bg=\"https:\/\/artemarchetti.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/single-blog-post-feat-5.jpg\" ><\/div><div class=\"fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap\" style=\"max-width:calc( 1200px + 0px );margin-left: calc(-0px \/ 2 );margin-right: calc(-0px \/ 2 );\"><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column\" style=\"--awb-bg-color:#ffffff;--awb-bg-color-hover:#ffffff;--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:0px;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:0px;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:0px;--awb-spacing-left-medium:0px;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:0px;--awb-spacing-left-small:0px;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column\"><div class=\"fusion-title title fusion-title-4 fusion-sep-none fusion-title-text fusion-title-size-five\" style=\"--awb-margin-top-small:10px;--awb-margin-right-small:0px;--awb-margin-bottom-small:10px;--awb-margin-left-small:0px;\"><h5 class=\"fusion-title-heading title-heading-left\" style=\"margin:0;\"><strong>Mostra<\/strong>: <strong><em>PIERO DORAZIO \u2013 NEL LABIRINTO DEL COLORE-LUCE\u00a0 &#8211;\u00a0 Carte 1948-1998<\/em><\/strong><br \/>\n<strong>A cura di<\/strong>: Silvia Pegoraro<br \/>\n<strong>Sede<\/strong>: Galleria d\u2019Arte Marchetti<br \/>\n<strong>Indirizzo<\/strong>: Via Margutta 18\/ A &#8211; 00187 Roma<br \/>\n<strong>Inaugurazione<\/strong>: gioved\u00ec 31 maggio 2012, ore 18.30<br \/>\n<strong>Periodo espositivo<\/strong>: 31 maggio \u2013\u00a0 7 luglio 2012<br \/>\n<strong>Ingresso: <\/strong>libero<br \/>\n<strong>Orari<\/strong>: LU 16.00-19.30 ; MAR-SA 10.30-13.00 \/ 16.30-19.30 (chiuso i giorni festivi)<br \/>\n<strong>Informazioni<\/strong>: tel\/fax 06 3204863 \u2013 <a href=\"http:\/\/www.artemarchetti.it\">www.artemarchetti.it<\/a> ; <a href=\"mailto:info@artemarchetti.it\">info@artemarchetti.it<\/a><\/h5><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-4 fusion-flex-container nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling\" style=\"--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:3%;--awb-flex-wrap:wrap;\" ><div class=\"fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap\" style=\"max-width:calc( 1200px + 0px );margin-left: calc(-0px \/ 2 );margin-right: calc(-0px \/ 2 );\"><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-3 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column 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Il suo indirizzo email \u00e8 stato inviato.<\/span><\/div><button type=\"button\" class=\"close toggle-alert\" data-dismiss=\"alert\" aria-label=\"Close\">&times;<\/button><\/div><div class=\"fusion-alert alert error alert-danger fusion-alert-center fusion-form-response fusion-form-response-error awb-alert-native-link-color alert-dismissable awb-alert-close-boxed\" role=\"alert\"><div class=\"fusion-alert-content-wrapper\"><span class=\"alert-icon\"><i class=\"awb-icon-exclamation-triangle\" aria-hidden=\"true\"><\/i><\/span><span class=\"fusion-alert-content\">Si \u00e8 verificato un errore. 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