{"id":3871,"date":"2023-03-20T14:21:58","date_gmt":"2023-03-20T13:21:58","guid":{"rendered":"https:\/\/artemarchetti.it\/notargiacomo-asdrubali\/"},"modified":"2024-10-31T14:28:51","modified_gmt":"2024-10-31T13:28:51","slug":"notargiacomo-asdrubali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/artemarchetti.it\/en\/notargiacomo-asdrubali\/","title":{"rendered":"NOTARGIACOMO &#8211; ASDRUBALI"},"content":{"rendered":"<p><div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 fusion-flex-container faded-background fusion-parallax-none nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling fusion-no-small-visibility fusion-no-medium-visibility lazyload\" style=\"--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:3%;--awb-background-size:cover;--awb-flex-wrap:wrap;\" data-bg=\"https:\/\/artemarchetti.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/single-blog-post-feat-5.jpg\" ><div class=\"fullwidth-faded lazyload\" style=\"--awb-background-color:#ffffff;--awb-background-size:cover;\" data-bg=\"https:\/\/artemarchetti.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/single-blog-post-feat-5.jpg\" ><\/div><div class=\"fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap\" style=\"max-width:calc( 1200px + 0px );margin-left: calc(-0px \/ 2 );margin-right: calc(-0px \/ 2 );\"><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column\" style=\"--awb-bg-color:#ffffff;--awb-bg-color-hover:#ffffff;--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:0px;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:0px;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:0px;--awb-spacing-left-medium:0px;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:0px;--awb-spacing-left-small:0px;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column\"><div class=\"fusion-title title fusion-title-1 fusion-sep-none fusion-title-center fusion-title-text fusion-title-size-two\" style=\"--awb-margin-top-small:10px;--awb-margin-right-small:0px;--awb-margin-bottom-small:10px;--awb-margin-left-small:0px;\"><h2 class=\"fusion-title-heading title-heading-center\" style=\"margin:0;\"><strong><em>Dittico<\/em><\/strong><\/h2><\/div><div class=\"fusion-separator fusion-full-width-sep\" style=\"align-self: center;margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:5px;margin-bottom:5px;width:100%;\"><\/div><div class=\"fusion-title title fusion-title-2 fusion-sep-none fusion-title-text fusion-title-size-four\" style=\"--awb-margin-top-small:10px;--awb-margin-right-small:0px;--awb-margin-bottom-small:10px;--awb-margin-left-small:0px;\"><h4 class=\"fusion-title-heading title-heading-left\" style=\"margin:0;\"><p><strong>Gioved\u00ec 27 aprile 2023 alle ore 18 <\/strong><strong>inaugurer\u00e0 presso la Galleria d\u2019Arte Marchetti di Roma la mostra <em>NOTARGIACOMO \u2013 ASDRUBALI . Dittico<\/em>, aperta fino al \u00a024 giugno. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Fra i primissimi artisti a cui la Galleria Marchetti dedic\u00f2 una mostra personale, nel 1998, pochi mesi dopo la sua apertura, Gianfranco Notargiacomo (Roma, 1945) e Gianni Asdrubali (Tuscania, Viterbo, 1955), legati da una lunga amicizia e dalla condivisione di alcune esperienze di ricerca, si confrontano in una doppia personale, con opere dagli anni \u201980 ad oggi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Catalogo Edizioni Grafiche Turato, a cura di Silvia Pegoraro<\/strong><\/p><\/h4><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-2 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling\" style=\"--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-padding-top:10px;--awb-flex-wrap:wrap;\" ><div class=\"fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap\" style=\"max-width:calc( 1200px + 0px );margin-left: calc(-0px \/ 2 );margin-right: calc(-0px \/ 2 );\"><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column\" style=\"--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:0px;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:0px;--awb-width-medium:100%;--awb-spacing-right-medium:0px;--awb-spacing-left-medium:0px;--awb-width-small:100%;--awb-spacing-right-small:0px;--awb-spacing-left-small:0px;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column\"><div class=\"fusion-text fusion-text-1\" style=\"--awb-content-alignment:center;--awb-font-size:22px;--awb-line-height:1.5em;\"><p>E\u2019 una lunga amicizia quella che lega Gianfranco Notargiacomo e Gianni Asdrubali, che li ha anche portati a realizzare insieme &#8211;\u00a0 prima di questa &#8211;\u00a0 due doppie personali: <em>Amici come sempre<\/em>, alla Galleria Miralli di Viterbo, nel 1990, e <em>Artisti come sempre<\/em>, alla Galleria Arte e Pensieri di Roma, nel 2005.<\/p>\n<p>Un divario generazionale di dieci anni esatti separa il pi\u00f9 anziano Gianfranco Notargiacomo (Roma, 1945) dal pi\u00f9 giovane Gianni Asdrubali (Tuscania, Viterbo, 1955).<\/p>\n<p>Nel 1981 quest\u2019ultimo, ancora agli esordi (quella che \u00e8 considerata la sua prima opera, <em>Muro magico, <\/em>\u00e8 del \u201979), contatt\u00f2, per mostrargli il proprio lavoro, Notargiacomo, artista gi\u00e0 affermato, che aveva gi\u00e0 partecipato a mostre importanti come <em>Magico Primario <\/em>(a cura di Flavio Caroli) e lavorava con illustri gallerie romane quali La Tartaruga di Plinio De Martiis e La Salita di Gian Tomaso Liverani.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, la forza e l\u2019originalit\u00e0 della ricerca di quel giovane di Tuscania conquistarono l\u2019artista romano, che decise di favorirne i rapporti con il mondo dell\u2019arte e la collaborazione con istituzioni artistiche pubbliche e private, iniziando cos\u00ec a cementare un rapporto\u00a0 che dura a tutt\u2019oggi, bench\u00e9 i loro percorsi artistici si siano sviluppati secondo direzioni diverse, per tanti versi contrastanti.<\/p>\n<p>Si tratta comunque di due grandi <em>out-sider,<\/em> impegnati negli anni \u201880 a combattere le derive entropiche del postmodernismo, pi\u00f9 o meno dominate dall\u2019inclinazione verso il figurativo.\u00a0 Entrambi percorrono un cammino molto personale, segnato da un\u2019indiscutibile originalit\u00e0, in una dimensione in cui le caratteristiche individuali prevalgono sull\u2019appartenenza, pi\u00f9 o meno coinvolgente, pi\u00f9 o meno sostanziale, a tendenze e movimenti (la Post astrazione, per Notargiacomo, l\u2019Astrazione povera, per Asdrubali).<\/p>\n<p>Entrambi\u00a0&#8211; fondamentalmente, profondamente \u00a0pittori &#8211; \u00a0esprimono un pensiero \u201cforte\u201d, che ha le sue radici nel pensiero delle avanguardie moderniste, fondato su una dialettica che origina nel loro lavoro molteplici, feconde tensioni, accompagnate dalla caduta delle barriere tra \u201castrazione\u201d e \u201cfigurazione\u201d, tra pittura e scultura, o opera-ambiente&#8230; Ci\u00f2 conduce la forma e l\u2019immagine a legarsi a una \u201csostanza conoscitiva\u201d manifestamente plurivoca, animata da un\u2019energia indomabile e irradiante.<\/p>\n<p>Di fronte all\u2019effetto ipnotico delle nuove tecnologie, la loro pittura resiste, caparbia e \u201cinattuale\u201d, oltre la questione dell\u2019astratto e del figurativo, mettendo in scena una materia-forma vivente, le cui componenti fondamentali sono <em>tensione<\/em> e <em>movimento<\/em>.<\/p>\n<p>Per vie diverse e secondo modalit\u00e0 diverse, la ricerca artistica di Asdrubali e quella di Notargiacomo garantiscono che permanga nel nostro orizzonte d\u2019esistenza una zona di irresoluzione, una tensione carica di possibilit\u00e0, che si oppone al naufragio definitivo dell\u2019uomo nella meccanicit\u00e0 e nell\u2019automatismo. Pur nelle naturali differenze generazionali, stilistiche, contestuali, entrambi orientano la propria ricerca sulla programmazione di un impatto sia percettivo che razionale sullo spettatore; studiano l\u2019essenza stessa del fenomeno artistico per scoprire le zone dell\u2019inesprimibile, gli spazi non ancora codificati. Tracciano un percorso problematico e drammatico, decisivo per comprendere i destini dell\u2019arte in un\u2019et\u00e0 di trasformazioni continue e di oscillazioni che paiono sottrarre tutto alla permanenza della forma.<\/p>\n<\/div><div class=\"fusion-separator fusion-full-width-sep\" style=\"align-self: center;margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:15px;margin-bottom:15px;width:100%;\"><\/div><div class=\"fusion-text fusion-text-2\"><p><strong>Gianfranco Notargiacomo (Roma, 1945), <\/strong>\u00a0affascinato all\u2019et\u00e0 di dieci anni dai dipinti di Burri e Vedova visti alla Quadriennale di Roma, ne assimiler\u00e0 e metabolizzer\u00e0, nel progredire del suo percorso artistico, tutta la tragica potenza, non senza filtrarla attraverso una personalissima vena ironica e una forte componente riflessiva e cognitiva. Questa lo porter\u00e0 \u2013 oltre che a laurearsi alla Sapienza in filosofia estetica con Emilio Garroni \u2013 ad approfondire costantemente il versante \u201cmentale\u201d, concettuale dell\u2019arte, seppure rifiutando sempre cerebralismi e concettualismi. La sua intera opera \u00e8 una riflessione sul senso stesso del fare arte, che dal pensiero filosofico si allarga al versante espressivo e gestuale, indagando senza posa da molti decenni, con affascinante lucidit\u00e0, le infinite problematiche relative alla superficie pittorica e alla sua \u201ccorporeit\u00e0\u201d, al suo espandersi nello spazio.<\/p>\n<p><em>\u201c\u2026pensavo a un quadro e lo consideravo fatto. Il resto era lavoro\u201d<\/em>: basilare affermazione di \u201cpoetica\u201d dell\u2019artista, che ne fa comprendere l\u2019instancabile progettazione e sperimentazione, basate sulla priorit\u00e0 del momento progettuale e creativo.<\/p>\n<p>Dopo le prime opere degli anni \u201960, legate al clima Pop di quegli anni, negli anni \u201970, nel pieno di quell\u2019era concettuale in cui era stata pronunciata la condanna a morte della pittura<em>, <\/em>Notargiacomo \u00e8 gi\u00e0 un <em>out sider<\/em>: innovatore e precursore, sempre controcorrente. Nel 1971, la celebre installazione\u00a0<em>Le nostre divergenze<\/em> \u2013 che costitu\u00ec la sua prima mostra personale alla Galleria La Tartaruga di Plinio de Martiis &#8211; con duecento omini in plastilina colorata (ripresa nel 2009 alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma ) \u00e8 un\u2019operazione concettuale quanto mai raffinata, e insieme decisamente contrastante rispetto al gelido cerebralismo di certe derive del concettuale.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel \u201973, con gli <em>Autoritratti <\/em>esposti alla Galleria La Salita di Gian Tomaso Liverani, nella doppia personale con Sandro Chia, riprende possesso della pittura, in deciso contrasto col clima dell\u2019epoca (\u00e8 significativo che all\u2019inaugurazione non si presentasse nessuno). Il ritorno alla pittura \u00e8 decisamente confermato nel \u201874, con i ritratti dei filosofi nella mostra <em>Storia privata della filosofia <\/em>(alla Tartaruga).<\/p>\n<p>Nel \u201979, poi, quando la temperie artistica che lo circonda comincia a dare segni di avvicinamento ad una pittura <em>figurativa, <\/em>compie un gesto rivoluzionario che lo porter\u00e0 a diventare protagonista della cosiddetta Post-astrazione: inventa quella particolarissima concrezione pittorica nello spazio, quel corpo vibrante della pittura che \u00e8 <em>Tak\u00e8te<\/em>, strutture-sculture che sono in realt\u00e0 pittura che prende corpo nello spazio, dilata, frammenta e moltiplica le superfici trasformandole in volumi, palpita e si proietta nell\u2019ambiente circostante . <em>Tak\u00e8te<\/em> diventer\u00e0 una sorta di <em>figura matrice<\/em> di tutto il lavoro di Notargiacomo.<\/p>\n<p>Nel ciclo <em>Tempesta e Assalto<\/em>, presentato per la prima volta alla Galleria La Salita di Roma nel 1980, il linguaggio dell\u2019artista si orienta verso un\u2019impetuosa astrazione gestuale che lo vede tra i protagonisti della Post-astrazione, nel momento in cui \u00e8 dominante, nelle varie accezioni di \u201critorno alla pittura\u201d, l\u2019interesse per il figurativo.<\/p>\n<p>Il carattere di <em>Tempesta e Assalto<\/em> &#8211; traduzione letterale dell\u2019espressione <em>Sturm Und Drang,<\/em> che designa il movimento pre-romantico tedesco \u2013 \u00e8 mirabilmente sintetizzato nella formula espressa da Flavio Caroli in un testo del 1981: <em>\u201cTurner incontra Boccioni che incontra Pollock, che incontra l\u2019impotente lucidit\u00e0 dei nostri giorni.\u201d.<\/em> Questa gestualit\u00e0 \u201cneo-informale\u201d \u00e8 per il grande critico la declinazione assunta nel lavoro di Notargiacomo da ci\u00f2 che lui teorizza come \u201cMagico Primario\u201d (a cui \u00e8 dedicata una celebre mostra al Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1980), finalizzato \u201calla ricerca di entit\u00e0 archetipiche annidate da sempre nel cuore dell&#8217;uomo\u201d.<\/p>\n<p>Caroli ritorna sulla definizione di Notargiacomo come &#8220;neo-informale\u201d nel recente libro <em>I sette pilastri dell\u2019arte di oggi <\/em>(2021): <em>\u201cL\u2019antesignano di una nuova avventura informale fu Gianfranco Notargiacomo, il quale concep\u00ec dapprima delle battaglie fantastiche e quasi giocose, poi intu\u00ec le possibilit\u00e0 di un Action Painting per cos\u00ec dire di terza generazione, dopo quello di Pollock e quello di Vedova.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Nel corso dei primi anni \u201990, queste turbinose Tempeste segnico-materiche generano ancora esemplari eccelsi, come <em>Tempesta 1<\/em> (1992) per poi andare a placarsi, lasciando il passo a composizioni che esprimono, con un\u2019essenzialit\u00e0 che non abbandona la sensualit\u00e0, la sintesi tra potenza del gesto e lucidit\u00e0 del pensiero, come nel ciclo dedicato alla <em>Storia astratta della filosofia<\/em>, dove compaiono particolarissimi segni-oggetto dai cromatismi intensi e profondi, e la composizione \u00e8 improntata a una geometria \u201cimperfetta\u201d, ammantata del fascino di un vissuto esistenziale. Questa ricerca si protrae nelle \u201cPitture estreme\u201d: estreme per le cromie squillanti e decise, talora dissonanti; estreme per l\u2019essenzialit\u00e0 della concezione geometrica, fondata su bande dalle tinte forti, alternate, spesso con inserti in legno o in metallo.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, queste geometrie lasciano il campo a una nuova fase materico-gestuale, evidente nei grandi <em>Tondi <\/em>e nei Polittici, pervasi da un trionfo di rossi incandescenti. Placate le <em>tempeste <\/em>e gli <em>assalti<\/em> di un tempo, la ricerca sul corpo della pittura si assesta su un livello di intensa emozionalit\u00e0, dove azione e contemplazione fanno tutt\u2019uno.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 in quella che \u00e8 considerata la prima opera di <strong>GIANNI ASDRUBALI (Tuscania, Viterbo, 1955), <\/strong>cio\u00e8 <em>Muro magico, <\/em>del 1979, \u00e8 presente una <em>dialettica gesto-vuoto-spazio <\/em>su cui si fonder\u00e0 tutta la sua ricerca futura: in una stanza vuota, il vuoto stesso determina una tensione che porta l&#8217;artista a un\u2019azione, un gesto che genera uno spazio. <em>\u201cL&#8217;azione non \u00e8 primaria ma consequenziale a questo stato di assenza &#8211; <\/em>afferma l\u2019artista &#8211; <em>\u00a0In definitiva il vuoto \u00e8 il motore assoluto.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Una chiave tematica dell\u2019opera di Asdrubali \u00e8 dunque la dialettica del tratto, impresso da un movimento carico di energia pulsionale, con il vuoto, in cui l\u2019energia del segno guizza impennandosi in vertiginosi fugati, in <em>intrecci <\/em>complessi di segni che <em>in-formano <\/em>il vuoto, dando origine allo spazio. In tutto ci\u00f2 ha un ruolo fondamentale l\u2019impossibile sintesi tra gli opposti, come il bianco e il nero, sui quali si gioca tutta la partita espressiva del primo Asdrubali: il bianco e il nero in tutta la loro capacit\u00e0 di generare tensioni, contrasti, ma anche di richiamarsi come per reciproca necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Sin dall\u2019inizio Asdrubali si impegna, come lui stesso scrive, nella <em>\u201cMassima concentrazione e massima costrizione di tutte le forze in gioco\u201d<\/em>, una concentrazione che mira a \u201c<em>raggiungere un unicum contraddittorio (\u2026) nella sintesi di tutte le forze in gioco\u201d<\/em>.\u00a0 Ma la sintesi di Asdrubali \u00e8 ambigua e paradossale, perch\u00e9 le forze opposte e contrarie che si affrontano nel suo lavoro non si pacificano n\u00e9 si conciliano mai: l\u2019energia condensata nelle sue opere \u00e8 sempre originata da forze in conflitto ed elementi contrapposti.\u00a0 Gi\u00e0 Filiberto Menna, ideatore nei primi anni \u201980 del movimento \u201cAstrazione povera\u201d \u2013 a cui lo stesso Asdrubali aveva aderito &#8211;\u00a0 analizzando sia le opere che le dichiarazioni di poetica dell\u2019artista : \u201cLa pittura di Asdrubali disegna una mappa di accadimenti conflittuali, \u00e8 costellata di luoghi di contraddizione, di scontri tra forze sospinte da opposte sollecitazioni. L&#8217;artista non si sottrae alla loro azione, piuttosto si fa consapevolmente agire da esse, d\u00e0 loro libero varco, accogliendole come momenti di feconda germinazione poetica.\u201d<\/p>\n<p>L\u2019energia che si sprigiona dalla pittura-spazio di Asdrubali \u00e8 dunque la risultante della messa in scena di una materia-forma perpetuamente interessata da tensioni differenziali aggreganti-disgreganti, nell\u2019ambito di questa dialettica degli opposti: dall\u2019emozionante disseminazione del <em>Tromboloide<\/em> del 1992 (che il critico Lorenzo Mango\u00a0 attribuisce a <em>\u201c&#8230;un\u2019attitudine mentale che esce definitivamente dal Novecento e dagli stili\u201d<\/em>)\u00a0 all\u2019impulso centripeto di aggregazioni segniche in opere come <em>Tetratronico<\/em> (1995-2001) o <em>Zoide giallo <\/em>(2001), all\u2019illimitata espansione reticolare dei recentissimi <em>Zacheus o Gomasse<\/em> (2022). Le immagini rinviano l\u2019una all\u2019altra secondo diversi vettori: l\u2019importante \u00e8 lo spazio aperto sul vuoto. Il vuoto \u00e8 insomma rinvenuto direttamente nell\u2019esperienza del reale, e l\u2019artista lo conduce ad assumere il volto della forma ambigua &#8211;<em>Figura<\/em> &#8211; che da esso scaturisce, e che paradossalmente ne testimonia la natura, pur trascinandola a trasgredirsi. In questo modo Asdrubali sovverte anche ogni definizione di \u201castrazione\u201d o \u201cfigurazione\u201d.<\/p>\n<p>La violenta espansivit\u00e0 della pittura gestuale di Asdrubali esprime una ininterrotta auto-interrogazione, nell\u2019esercizio costante della sperimentazione: attraverso infinite varianti volte a scardinare le consuete coordinate spazio-temporali dello spettatore, l\u2019artista lo proietta in un <em>non-luogo<\/em> generato dall\u2019energia inarginabile del vuoto.<\/p>\n<\/div><div class=\"fusion-title title fusion-title-3 fusion-sep-none fusion-title-center fusion-title-text fusion-title-size-four\" style=\"--awb-margin-top-small:10px;--awb-margin-right-small:0px;--awb-margin-bottom-small:10px;--awb-margin-left-small:0px;\"><h4 class=\"fusion-title-heading title-heading-center\" style=\"margin:0;\">NOTA BIOGRAFICA<\/h4><\/div><div class=\"fusion-text fusion-text-3\"><p><strong>GIANFRANCO NOTARGIACOMO <\/strong><\/p>\n<p>Nasce a Roma, nel 1945. Manifesta una passione precoce per l\u2019arte, che induce i genitori ad accompagnarlo, quando ha solo dieci anni, alla Quadriennale di Roma. Qui \u00e8 letteralmente folgorato dall\u2019opera di Emilio Vedova e Alberto Burri, che influenzeranno inizialmente la sua ricerca pittorica, insieme agli espressionisti astratti americani, in particolare Franz Kline.<\/p>\n<p>A diciassette anni dipinge gi\u00e0 a livello professionale, e vende i primi quadri. La forte inclinazione a indagare le ragioni profonde del fare arte lo spinge allo studio della Filosofia, in particolare dell\u2019Estetica: allievo di Emilio Garroni, consegue la laurea all\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma.<\/p>\n<p>Nel 1971 tiene la sua prima mostra personale &#8211; dal titolo Le nostre divergenze &#8211; alla galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis (Roma): oltre duecento omini in plastilina colorata Pongo, somiglianti all\u2019artista, invadono la galleria in tutti i suoi spazi. Contemporaneamente viene invitato presso l\u2019Accademia di Belle Arti de L\u2019Aquila a lavorare al fianco di Paolo Scheggi come suo assistente, e dal successivo anno accademico \u00e8 gi\u00e0 titolare dei corsi di Psicologia della Forma e Teoria della Percezione.<\/p>\n<p>Dal 1979 sar\u00e0 titolare della Cattedra di Pittura presso la stessa Accademia; in seguito, dal 1984, all\u2019Accademia di Belle Arti di Firenze, e infine, dal 1999 e fino al 2011, a quella di Roma, dove nel 2015 ricever\u00e0 il titolo di Maestro Accademico Emerito.<\/p>\n<p>Nel \u201972 entra a far parte del gruppo di artisti afferenti alla galleria romana La Salita di Gian Tomaso Liverani: le sue esposizioni in questa sede si affiancheranno a quelle alla Tartaruga. Nel \u201973, nella doppia personale Autoritratti alla Salita (con Sandro Chia), in piena era concettuale, quando \u00e8 di moda affermare la \u201cmorte della pittura\u201d, rivendica la propria volont\u00e0 di dipingere.<\/p>\n<p>Contemporaneamente espone, sempre con Chia, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove la sua idea dell\u2019uovo pierfrancescano pendente dal centro della cupola dell\u2019edificio si pu\u00f2 leggere come un\u2019operazione concettuale volta a significare un addio definitivo al concettuale.<\/p>\n<p>Nel 1973 partecipa alla VIII Edizione della Biennale de Paris, dove torner\u00e0 nel 1980 (XI Edizione). L\u2019anno 1974 vede l\u2019importante mostra Storia privata della filosofia, presso la Tartaruga: 10 tele con i ritratti dei filosofi considerati fondamentali \u2013 tra cui Croce, Husserl, Wittgenstein, Marx &#8211; a segnare un decisivo passo verso la riconquista di una pittura \u201ctotale\u201d. Sempre per la Tartaruga, realizza nel \u201976 una mostra dedicata a Freud: Famiglia Famiglia.<\/p>\n<p>Tra il 1979 e il 1980 lavora a Tak\u00e8te e a Tempesta e assalto, serie di lavori per la galleria La Salita: qui il suo linguaggio matura definitivamente in un\u2019astrazione dove la geometria si allontana dall\u2019esattezza per farsi segno immediato di una potente energia psichica, vettorializzata in gesti impetuosi e \u201ctempestosi\u201d. Con questa particolarissima ricerca, Notargiacomo diventa uno dei protagonisti della post-astrazione.<\/p>\n<p>Al 1980 risale l\u2019incontro con il critico e storico dell\u2019arte Flavio Caroli, con il quale stringe un\u2019amicizia da cui ha origine una serie di mostre (a partire da Magico Primario, presso il Palazzo dei Diamanti a Ferrara, 1980), e di viaggi all\u2019estero, come quelli negli Stati Uniti (Chicago, New York), a Londra, o in Australia per la Biennale di Sydney.<\/p>\n<p>In questi primi anni \u201980, Notargiacomo ha anche modo di conoscere personalmente uno degli \u201camori\u201d della sua infanzia e adolescenza: Emilio Vedova, con il quale instaura un intenso rapporto di scambio intellettuale. Sar\u00e0 proprio Vedova a segnalarlo per il Premio della Presidenza della Repubblica all\u2019Accademia Nazionale di San Luca.<\/p>\n<p>Nel 1982 \u00e8 invitato da Luciano Caramel alla Biennale di Venezia nel Padiglione Centrale, dove espone due tele di grandi dimensioni: 1950 Nuvolari e Omaggio a Lorenzo Lotto (oggi rispettivamente al Macro di Roma e alla Pinacoteca di Jesi). Nel 1986 Maurizio Calvesi lo inserisce nella sezione Sculture all\u2019aperto alla Biennale di Venezia, con un Tak\u00e8te di sei metri d\u2019altezza, in metallo dipinto a smalti industriali. (Parteciper\u00e0 successivamente, su segnalazione del filosofo Giacomo Marramao, anche all\u2019Edizione LIV, nel 2011, presso il Padiglione Italia, all\u2019Arsenale).<\/p>\n<p>Tra le mostre personali di questi anni si ricordano: Castel Sant\u2019Elmo a Napoli (1981), curata da Flavio Caroli; Officine &amp; Ateliers, Casa del Mantegna, Mantova (1982), dove realizza la prima delle grandi opere della serie Nuvolari, oggi propriet\u00e0 della Provincia di Mantova. Altre mostre: Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes di Napoli (1983); Gianfranco Notargiacomo.<\/p>\n<p>Rosso d\u2019Oriente, presentata da Maurizio Calvesi, al Centro di Cultura Ausoni di Roma (1990); Museo Laboratorio dell\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma (1995), curata da Lorenzo Mango; Notargiacomo.<\/p>\n<p>Opere recenti, al Palazzo Reale di Milano (1998), curata da Ada Masoero. Assai numerose le mostre collettive, anche internazionali, a cui l\u2019artista \u00e8 invitato in questi anni, tra cui Arte Italiana 1960-1982, Hayward Gallery, Londra (1982); Arte italiana 1960-1985, Frankfurter Kunstverein, Francoforte (1985); Arte Italiana, Museo di San Paolo del Brasile (1986); Postastrazione, a cura di Flavio Caroli, Rotonda di via Besana, Milano (1986); Biennale di Sydney (1988); Italian Contemporary Art, Taiwan, Museum of Art (1990).<\/p>\n<p>Nei primi anni del nuovo Millennio si colloca la mostra Roma Assoluta, al Museo di Roma in Palazzo Braschi (2004), dove espone un unico enorme, maestoso dipinto su tavola con soggetto Roma vista dall\u2019alto, realizzato nel nuovo studio, una ex falegnameria al Mandrione (area del quartiere Tuscolano, di pasoliniana memoria), vicino ai resti di un acquedotto romano.<\/p>\n<p>Nello stesso 2007 hanno luogo la personale al Centro Cultural Borges di Buenos Aires &#8211; dal titolo Post-Abstractismo &#8211; e un\u2019importante antologica &#8211; dal titolo Sintetico &#8211; alle Scuderie Aldobrandini in Frascati (a cura di Barbara Martusciello), a cui segue nel 2009 quella intitolata Le nostre divergenze 1971-2009 (a cura di Mariastella Margozzi), alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma. In questi anni Notargiacomo inizia a lavorare ai grandi Tondi, dai colori accesi e spesso dissonanti, oltre a intensificare la ricerca sui Tak\u00e8te, sperimentandone varie dimensioni.<\/p>\n<p>Nel 2011 \u00e8 in Cina, dove espone al Museo Heng Yuanxiang di Shanghai. Il Forte Malatesta presso Ascoli Piceno ospita nel 2013 un\u2019altra antologica, A grandi linee (curata da Mariastella Margozzi e Stefano Papetti), che ripercorre l\u2019attivit\u00e0 di Notargiacomo dal 1971 al presente: dalla folla di om\u00ecni in plastilina, ai Tak\u00e8te, ai grandi Tondi. Tra il 2019 e il 2020 si confronta con le opere della collezione della Galleria d\u2019Arte Moderna \u201cGiovanni Carandente\u201d di Spoleto, nell\u2019ambito della mostra Notargiacomo e la collezione della GAM di Spoleto (a cura di Marco Tonelli), nella sede della collezione, a Palazzo Collicola.<\/p>\n<p><strong>GIANNI ASDRUBALI<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Tuscania (Viterbo) nel 1955, Gianni Asdrubali frequenta l\u2019Accademia di Belle Arti di Viterbo, dove \u00e8 allievo di Luigi Boille, maestro dell\u2019Informale segnico. Sin dall\u2019avvio della sua ricerca artistica, Asdrubali concentra la sua attenzione sull&#8217;idea di vuoto come nucleo originario di ogni creazione.<\/p>\n<p>Nel corso degli anni questa ricerca \u00e8 venuta concretizzandosi nell&#8217;immagine di uno spazio frontale senza dimensione, che comporta la compressione e la fusione di tutti gli opposti in un\u2019immagine generativa e immediata. Tutto ci\u00f2 \u00e8 gi\u00e0 contenuto nel suo primo lavoro del 1979: Muro Magico, fondamento di tutta la ricerca a venire.<\/p>\n<p>Asdrubali espone per la prima volta nel 1982, alla mostra collettiva Lapsus, alla galleria La Salita di Roma, che nel 1985 gli dedicher\u00e0 una personale. Sempre nei primi anni \u201980 conosce il critico e curatore Flavio Caroli, che lo inserir\u00e0 in diverse mostre, tra cui l\u2019Australian Biennale of Sydney, National Gallery of Victoria, Sydney, 1988. La prima mostra personale di Asdrubali si tiene alla Galleria Artra di Milano nel 1984.<\/p>\n<p>In contrasto con il clima dominante di quegli anni (transavanguardia e post-moderno), entra a far parte del gruppo Astrazione Povera, fondato sulle teorie del critico Filiberto Menna, partecipando a una serie di mostre in gallerie d\u2019arte e spazi pubblici.<br \/>\nIl 1988 \u00e8 per lui un anno di svolta: invitato da Giovanni Carandente alla Biennale di Venezia, espone Eroica verde, lavoro che segna definitivamente l&#8217;uscita dal gruppo dell&#8217;Astrazione Povera.<\/p>\n<p>Nel 1992 realizza il Tromboloide, un\u2019opera che viene presentata per la prima volta alla galleria Il Milione di Milano e che segna un momento importante del suo lavoro, nella definizione di uno spazio sempre pi\u00f9 compatto e atomico.<\/p>\n<p>Il critico Lorenzo Mango gli dedicher\u00e0 un importante testo nel 1994, in occasione della personale di Asdrubali alla Galleria Allegrini di Brescia.<\/p>\n<p>Nel 1993 espone al Grand Palais di Parigi, nella collettiva La Fabbrica Estetica.<\/p>\n<p>Nel 1996 allestisce una grande mostra personale alla Galleria d\u2019Arte Moderna di Spoleto Tra il 1997 e il 2000 le sue opere figurano in una serie di mostre volte a documentare l\u2019arte italiana moderna e contemporanea, tra cui : Museum Rabalderhaus, Schwaz; DuMont Kunsthalle, Colonia; Galleria d\u2019Arte Moderna di Bologna; St\u00e4dtische Galerie, Rosenheim; Farnesina, Ministero degli Affari Esteri, Roma. Nel 2001 l\u2019Institut Mathildenh\u00f6he di Darmstadt gli dedica una un&#8217;ampia retrospettiva: Gianni Asdrubali.<\/p>\n<p>Dynamische Texturen im Raum (Strutture dinamiche nello spazio), dove tutto lo spazio del museo viene annullato e sostenuto dall\u2019opera d\u2019arte: l\u2019opera non \u00e8 sorretta da nessun contesto, essa stessa \u00e8 il contesto.<\/p>\n<p>Nel 2001 e nel 2004 allestisce con Enrico Castellani due doppie personali: alla Galleria Invernizzi di Milano e alla Galleria Santo Ficara di Firenze.<br \/>\nNel 2003, con l\u2019artista e designer Pamela Ferri costituisce il gruppo ZAMUVA, che ha come obiettivo il conseguimento di una nuova spazialit\u00e0, fondata sulla coscienza del vuoto come principio generatore di qualunque azione dotata di senso.<\/p>\n<p>A questa nuova spazialit\u00e0, denominata \u201cSpazio frontale&#8221;, \u00e8 dedicato un libro a cura di Bruno Cor\u00e0 (2005, Prearo Editore, Milano). Nel 2007 il gruppo Zamuva partecipa al Festival della Scienza di Genova (sezione La matematica scoperta) con il progetto di Pamela Ferri Zumoide ; nel 2010 presenta, con Bruno Cor\u00e0, il progetto Zudynamic al Triennale Design Museum di Milano, in occasione del Salone del Mobile. Nel 2011, Asdrubali partecipa nuovamente alla Biennale di Venezia (Padiglione Italia), con una nuova opera appartenente al ciclo Steztasetss.<\/p>\n<p>Nel 2012 realizza nella bottega Gatti di Faenza una serie di grandi opere in ceramica.<\/p>\n<p>Nel 2018, a Roma, d\u00e0 vita a una performance pittorica dal vivo al MACRO, mentre il Museo Carlo Bilotti gli dedica l\u2019importante retrospettiva curata da Marco Tonelli, in cui sono esposte alcune delle opere pi\u00f9 significative del suo iter artistico. Lo stesso curatore, in veste di direttore artistico della Galleria d&#8217;Arte Moderna Giovanni Carandente di Spoleto, organizza nel 2020, nella sede di Palazzo Collicola, la personale Surfing with the Alien.<\/p>\n<p>Nel 2021, si inaugura a Milano la mostra Interazione inconsulta, nella doppia sede di Arte Invernizzi e di Artra, gallerie che hanno in vari modi sostenuto la ricerca di Asdrubali nel corso degli anni .<\/p>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-3 fusion-flex-container has-pattern-background has-mask-background faded-background fusion-parallax-none nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling fusion-no-small-visibility fusion-no-medium-visibility lazyload\" style=\"--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-background-size:cover;--awb-flex-wrap:wrap;\" data-bg=\"https:\/\/artemarchetti.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/single-blog-post-feat-5.jpg\" ><div class=\"fullwidth-faded lazyload\" style=\"--awb-background-color:#ffffff;--awb-background-size:cover;\" data-bg=\"https:\/\/artemarchetti.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/single-blog-post-feat-5.jpg\" ><\/div><div class=\"fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap\" style=\"max-width:calc( 1200px + 0px );margin-left: calc(-0px \/ 2 );margin-right: calc(-0px \/ 2 );\"><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column\" style=\"--awb-bg-color:#ffffff;--awb-bg-color-hover:#ffffff;--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:0px;--awb-margin-bottom-large:20px;--awb-spacing-left-large:0px;--awb-width-medium:100%;--awb-order-medium:0;--awb-spacing-right-medium:0px;--awb-spacing-left-medium:0px;--awb-width-small:100%;--awb-order-small:0;--awb-spacing-right-small:0px;--awb-spacing-left-small:0px;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-column-has-shadow fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column\"><div class=\"fusion-title title fusion-title-4 fusion-sep-none fusion-title-text fusion-title-size-five\" style=\"--awb-margin-top-small:10px;--awb-margin-right-small:0px;--awb-margin-bottom-small:10px;--awb-margin-left-small:0px;\"><h5 class=\"fusion-title-heading title-heading-left\" style=\"margin:0;\"><p><strong>Mostra:<\/strong> NOTARGIACOMO \u2013 ASDRUBALI . DITTICO<br \/>\n<strong>Artisti presenti:<\/strong>\u00a0Gianfranco Notargiacomo , Gianni Asdrubali<br \/>\n<strong>A cura di:<\/strong> Silvia Pegoraro<br \/>\n<strong>Sede:<\/strong> Galleria d\u2019Arte Marchetti<br \/>\n<strong>Indirizzo:<\/strong>\u00a0Via Margutta 8, 00187 Roma<br \/>\n<strong>Periodo espositivo:<\/strong> 27 aprile \u2013 24 giugno 2023<br \/>\n<strong>Inaugurazione:<\/strong> gioved\u00ec 27 aprile 2023 ore 18<br \/>\n<strong>Ingresso:<\/strong> libero<br \/>\n<strong>Catalogo:<\/strong> Grafiche Turato Edizioni, Padova<br \/>\n<strong>Orari:<\/strong> LU 16.30-19.30; MAR-SA\u00a0 10.30-13.00 \/ 16.30-19.30<br \/>\n<strong>Informazioni:<\/strong> tel. 06 3204863<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.artemarchetti.it\">www.artemarchetti.it<\/a><br \/>\n<a href=\"mailto:info@artemarchetti.it\">info@artemarchetti.it<\/a><\/p><\/h5><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-4 fusion-flex-container 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